Tratto da: Hotel&Maisons
Contro la crisi
riscopriamo il sublime
Quella bellezza che non
solo ci dà emozione ma che, soprattutto, ci induce a riflettere. Ne è convinta
Milena Mineo, autorevole voce del turismo italiano. Ecco perché
Milano. Via Carducci 12:
siamo nel quartier generale di Mil, Mil come acronimo di Marketing, Incentive,
Leisure, Mil come Milena Mineo, la sua vulcanica titolare. Di lei è pressoché
impossibile dare una definizione canonica, perché Milena Mineo fiuta, segue e
anticipa l’onda, è attenta alle mode ma non le subisce e spesso fa tendenza con
idee creative e soluzioni innovative.
Sorriso aperto e
cordiale, dinamismo e battuta pronta, ci ha detto la sua sul turismo e sul
futuro del settore in tempi di crisi.
Si
parla di crisi, che in Italia però a quanto sembra, non si è fatta ancora
sentire del tutto. Qual è la sua opinione al riguardo?
« Probabilmente non
abbiamo ancora visto tutti gli effetti della crisi e quest’ultima è senz’altro
meno forte che in altri paesi, come quelli anglosassoni, molto più implicati di
noi nel settore immobiliare e finanziario. La crisi però c’è. C’è un innegabile
calo nei consumi e nella possibilità generale di spesa, anche da parte di
grandi realtà ma, di pari passo, bisogna registrare un dato positivo».
Quale?
«Finalmente si comincia
a parlare di crisi senza però tutta quella paura che c’era a settembre. È segno
che sta cambiando qualcosa».
Che
cosa sta cambiando secondo lei?
« E’ ancora presto per
saperlo. In questo momento, l’unica cosa da fare è stare tranquilli, essere
professionalmente corretti e profondamente convinti del proprio lavoro. La
sensazione di cambiamento deve però mettere noi addetti ai lavori di fronte
alla necessità di ripensare completamente il turismo fondandolo su valori
nuovi».
Ha
appena parlato di ripensamento del settore, di nuovi valori… Di fronte a una
situazione satura e sazia a livello di stimoli e di offerta, da dove dobbiamo
attenderci il nuovo?
«La parola conversione
in greco significa guardare le cose con occhi nuovi, ribaltare il proprio punto
di vista. Mi riferisco al concetto di bello. Sappiamo tutti che la bellezza di
un luogo è la maggiore fonte di attrazione da un punto di vista turistico. La
sfida in questi tempi di crisi e per il futuro è quella di passare dal concetto
di bello fine a se stesso a quello di bello come occasione per riflettere e per
scoprire nuovi stimoli interiori, in modo che il viaggio non sia semplicemente
una pausa relax, una distrazione dal quotidiano, ma un’esperienza che può
cambiarti la vita. Il segreto sta nel vivere e far vivere il genius loci di una destinazione, ovvero l’anima del luogo. Solo così il
viaggio, oltre che emozione e ricordo, diventa effettiva occasione di
cambiamento e nuova prospettiva di esistenza».
Un
ritorno insomma al concetto classico di bellezza capace di renderti migliore…
«Sì, a questo proposito
concordo con quanto diceva Fëdor Dostoevskij “La bellezza ci salverà” motto ripreso
anche da Peter Beart, il fotografo del Calendario Pirelli 2009, a proposito di
crisi globale dell’economia».
Mete
lontane o vicine?
«Non ha importanza. Le
possibilità di entrare in contatto con se stessi e con una natura meravigliosa
sono moltissime, senza dover necessariamente affrontare spese eccessive o ore e ore di aereo. Penso
ad esempio agli scenari naturali della vicina Svizzera in inverno, alla Puglia,
ai borghi francesi. Andando più lontano invece mi piace pensare al Botzwana e
alle sue Cascate Vittoria, un luogo meraviglioso che ti entra nell’anima o a
una destinazione come la Birmania, un paese che ha imparato ad aprirsi al mondo
e che oggi vuole farsi conoscere da un pubblico attento. In ogni caso, ovunque
si scelga di andare, quello che conta è comprenderne il mood. E noi come
addetti ai lavori siamo qui apposta per offrire ai nostri clienti la soluzione
giusta che favorisca quest’esperienza. Solo così si crea un valore che rimane e
quindi un unicum. Sono anni che le persone vogliono altro dal viaggio cliché
che fa status ma che rimane una parentesi isolata, e questo vale soprattutto in
un periodo come questo in cui il viaggio è per molti una spesa da valutare con
oculatezza».
Un
esempio di viaggio organizzato da Mil secondo queste valenze?
«Mi viene in mente un
viaggio di tre giorni per circa 70 giornalisti del settore finanziario in
Islanda, un viaggio molto coraggioso: non sono molti a proporre come incentive
quest’isola tra America e Europa, di 300 mila abitanti, dalle temperature
glaciali. Mil lo ha fatto cercando di far capire il perché di tutti i primati
di questo piccolo stato vicino all’Artico. Islanda come il paese più
misterioso, più pacifico del mondo tanto da non avere nemmeno un esercito, più
felice, con una media di appena 3-4 furti all’anno, più ricco, tanto che il
reddito medio annuo procapite è di 40 mila euro e quello che presta la maggiore
attenzione all’ambiente, con addirittura un ministero dedicato alla natura».
Come?
«Portando i nostri
ospiti nei luoghi meno noti dell’Islanda: nella maggiore centrale geotermica,
nei veri ristoranti degli islandesi, ovvero le case private aperte
all’ospitalità e poi alla Laguna Blu, il grande classico dell’Islanda ad appena
mezz’oretta di strada dalla capitale: pochi la conoscono. È una grande distesa
di ghiaccio, colate di lava e spiagge di sabbia bianca ed è un centro termale
naturale dove gli islandesi se ne stanno a chiacchierare – si conoscono un po’
tutti - immersi nell’acqua che arriva fino a 40 gradi. Poi la laguna ghiacciata
di Hofn a soli 40 minuti di volo da Reykjavik e il Vatnajokull, il ghiacciao
più grande d’Europa che si percorre in motoslitta con appuntamento aperitivo
lounge, dj set e cuoco d’eccezione.
Che
cosa ha capito dell’Islanda da questo viaggio?
«Che la fortuna di
questo Paese è quella di essere a tutti gli effetti una terra di ghiaccio e di
fuoco. Gli islandesi hanno saputo rispondere al freddo estremo, ai mesi
invernali di bufere improvvise, con una grande energia di spirito, mettendo a
sistema le risorse naturali – l’energia geotermica fornisce il 90 % del
riscaldamento all’isola – e imparando ad aiutarsi reciprocamente, ad essere
solidali gli uni con gli altri, senza preconcetti. Dovremmo imparare da loro».